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Canapa legale: facciamo un po’ di chiarezza

Nel settore della canapa purtroppo vi è ancora troppa confusione.
E in questo non aiutano gli organi di informazione che tendono a cavalcare l’onda dei “luoghi comuni” piuttosto che descrivere l’attuale situazione.

La Canapa ha una sua storia e un suo ruolo all’interno dell’agricoltura italiana, quando rappresentava una delle coltivazioni di punta della nostra economia.

Oggi in Italia la coltivazione della canapa è regolamentata dalla Legge 242 del 2016.

Per la coltivazione della canapa non è richiesta alcuna autorizzazione preventiva in quanto il Ministero, con la suddetta legge, persegue una politica di sostegno alla sua coltivazione, concedendo anche finanziamenti specifici.

 

Che tipologia di canapa è possibile coltivare ?

La tipologia deve essere Canapa Sativa L, come previsto dal Direttiva Europea 2002/53/CE.
La canapa prodotta deve contenere quantità di THC, il principio attivo, non superiori allo 0,2%.

Il THC o Tetraidrocannabinolo è una delle 80 sostanze che si trovano nella canapa.

Attenzione però. Ove la percentuale di THC superi lo 0,2%, ma risulti comunque inferiore allo 0,5%, non vi sono responsabilità da parte del coltivatore.

Oltre il limite dello 0,5% invece il prodotto è vietato e l’autorità giudiziaria può intervenire per sequestrare e successivamente distruggere il raccolto.
Nessun indicazione è invece riportata per quanto riguarda il contenuto di CBD, il cannabidiolo, di cui puoi scoprire i benefici in questo articolo.

Per quanto riguarda invece la distribuzione e la commercializzazione della canapa sativa, essa riguarda tutti le sue componenti e i suoi sottoprodotti..
I semi, per esempio, possono essere utilizzati per produrre alimenti quali olio, pane, pasta e biscotti, oppure per la preparazione di cosmetici.
Le fibre della canapa invece, avendo un elevato grado di resistenza, possono essere utilizzate per realizzare capi di abbigliamento.
Inoltre la canapa viene utilizzata in bioedilizia, in quanto avendo un elevato potere isolante, può essere utilizzato per la coibentazione delle case.

E’ possibile importare canapa sativa dall’estero, a condizione che il prodotto sia fra quelli previsti nel catalogo europeo. Sono pertanto proibite le importazioni da paesi non comunitari (per esempio la Svizzera), come pure tipologie di canapa provenienti da incroci e/o ibridi non identificabili.

L’acquisto della canapa sativa può essere effettuato sia nei negozi specializzati che stanno spuntando come funghi, sia presso tabaccherie.

E’ tuttavia necessario che l’acquirente sia maggiorenne.

In netta crescita l’acquisto on line che permette di accedere a varietà di prodotto differenti con garanzia sulla freschezza e sulla qualità.

Allora dove nasce la confusione?
Normative superate e convinzioni diffuse hanno generato confusione nei termini (canapa, cannabis, marijuana), nelle regole di acquisto e soprattutto nelle possibilità di coltivazione ad uso proprio.
Prima di tutto i termini: canapa, cannabis e marijuana sono la stessa pianta.
L’elemento discriminante è la percentuale di THC, ovvero del componente con effetto psicotropo, che non deve essere superiore allo 0,2% (non sanzionabile se rimane sotto lo 0,6%).

L’altra confusione nasce intorno al termine di cannabis terapeutica, ovvero la cannabis utilizzata a supporto di alcune gravi patologie.
In questo caso la percentuale di THC oscilla tra il 5% e l’20%.
In Italia essa può essere prodotta esclusivamente dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.
Anche la distribuzione è controllata in quanto viene venduta esclusivamente alle farmacie, che la utilizzano per specifiche preparazioni galeniche.
L’utilizzo è limitato a ben definiti casi: spasticità, inappetenze malati AIDS o Cancro, nausea da Chemioterapia, trattamento del dolore.
In tutti gli altri casi, produzione, commercializzazione e consumo è in violazione della normativa.

Un ultimo punto da sottolineare.
E’ possibile che, pur essendo nel rispetto della normativa, si possa subire un controllo da parte delle forze di polizia, magari in auto dopo essere andati a comprarla. In questo caso l’autorità, se riscontra che la confezione venduta per uso tecnico sia stata aperta, potrebbe procedere al sequestro al fine di verificarne la legalità.

 

 

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