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Come scegliere tra canapa light prodotta in indoor, outdoor e green house.

Quest anno in Italia ci sarà una produzione eccezionale in termini di quantità. E questo porterà inevitabilmente ad avere tanto prodotto nei negozi senza sapere cosa scegliere. Quello che ci interessa è darvi delle linee guida per avere il prodotto migliore al miglior prezzo. Sfatando un po’ di miti.

Tutto parte dalla grande classificazione: indoor, outdoor, green house.

Questi sono i tre metodi che si usano nel mondo per far crescere la pianta della canapa. Ognuno di essi ha pregi e difetti e ognuno fa crescere canapa di alta qualità. Ma quali sono le differenze tra questi tre tipi diversi di coltura?

  • Canapa in indoor: In pratica si tratta di coltivare in ambienti chiusi (ad esempio un capannone) avendo la possibilità di regolare illuminazione, temperatura e umidità nelle condizioni ottimali ma artificialmente. Le piante vengono tenute alte rispetto al suolo e interrate o in grandi vasche o in vasi. Il ciclo giorno e notte va costruito artificialmente. Questo comporta un costo di produzione molto alto, visto che si dovranno usare lampade artificiali e macchinari che regolano l’umidità. Questa coltivazione presenta dei vantaggi evidenti sotto l’aspetto del controllo qualità. Si usa essenzialmente per la produzione delle infiorescenze visti i costi di produzione.
  • Canapa in outdoor: la coltivazione in campo aperto come nella più classica delle soluzioni agricole (soprattutto per noi italiani). Elementi naturali come sole, acqua e terra consentono di coltivare su metrature molto più grandi rispetto alla precedente. Il ciclo giorno e notte è del tutto naturale. Tutto questo vuol dire un costo di produzione notevolmente più basso rispetto all’outdoor, e possibilità di avere una pianta più alta e robusta che può essere usata per qualsiasi soluzione e non solo per le infiorescenze.
  • Canapa in green house: è la coltivazione che prende soluzioni sia dal primo metodo che dal secondo. Oggi viene vista come la soluzione ideale di produzione dove per tenere protetta la coltivazione si usano le serre ed al tempo stesso si sfruttano sole acqua e terra come nella coltivazione outdoor tenendo ragionevoli i costi di produzione.
    Le aziende che producono in indoor fanno della qualità produttiva la bandiera per giustificare i prezzi alti. Tutto vero, nel senso che avendo la possibilità di controllare artificialmente tutti i parametri, il prodotto che verrà fuori ha alte probabilità di essere buono.

Altra storia riguarda la leggenda del CBD.

Abbastanza spesso si legge che questo metodo consente di avere dei valori di CannaBiDiolo altissimi. Vi copio un passaggio dall’introduzione al sito: “Considerando la stretta correlazione tra il valore di THC e il valore di CBD, in Italia non è possibile avere un valore di CBD più alto del 15-16%. Questo perché il THC per legge è vincolato allo 0,2% con un valore massimo allo 0,5%. Considerando che al massimo la correlazione tra le due sostanze può arrivare a 1:30, valori di CBD più alti non sono possibili”.
Quindi è puro marketing. Non potendoti dare un valore di THC alto, ti dico che almeno il CDB lo è, inducendoti a pensare che questo vale il prezzo alto che paghi.

Outdoor e green house potrebbero avere il problema inverso. Visto che non può esserci controllo sulla natura, non può esserci controllo sul prodotto finale. Anche qui è tutto marketing.

Ce lo vedete voi il contadino che si legge il giornale per quattro mesi mentre la canapa cresce? Ovviamente no. Soprattutto quando chi coltiva sa il fatto suo. E quindi ha scelto i semi giusti, conosce i tempi giusti, sa quando, quanto e come irrigare, gira tutte le mattine i campi per “smaschiare” (eliminare le piante maschili che possono impollinare le femmine) la canapa.

Quindi far crescere la canapa sativa è un’arte?

Noi, girando per i campi, ce ne convinciamo sempre di più. E giriamo questa verità a chi legge. Il grosso lo fa l’esperienza di chi ha provato e riprovato e oggi è in grado di tirare fuori il prodotto giusto al primo colpo.

Quest anno in Italia ci sarà una produzione eccezionale in termini di quantità, ma noi ci serviremo sempre e solo dei nostri fornitori. Sarebbe facile speculare. Alta quantità vuol dire poter avere prezzo basso. E se poi il prodotto non è buono? No grazie.

Se il nostro obiettivo è assicurare un prodotto di qualità al nostro cliente ed al tempo stesso consentirgli di acquistarlo a un prezzo che non si deve svenare dobbiamo innanzitutto lavorare sulla prima parte.

Non necessariamente dobbiamo avere il prezzo più basso del mercato. Anzi, non vogliamo averlo. Perché a quel produttore va riconosciuto il lavoro che ha fatto per darci il prodotto giusto che diamo a voi. Che sicuramente ne apprezzerete la professionalità così come pretendete che altri facciano con la vostra.
E’ così che dovrebbe funzionare in Italia.
Iniziando da noi stessi.

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